Metodo Jigsaw: una strategia di cooperative learning

    Cosa 

    Il metodo jigsaw fa parte delle metodologie didattiche innovative, ma la sua nascita risale agli anni ‘70 per opera di Elliot Aronson e dei suoi studenti all’Università del Texas e della California. Il nome “jigsaw”, ovvero puzzle, suggerisce l’idea di un apprendimento cooperativo, in cui si incastrano più elementi. Non solo, ma come ogni tessera del puzzle è importante, così il contributo del singolo studente è fondamentale per la riuscita del compito.
    Secondo questo modello, infatti, l’insegnante divide gli studenti in gruppi e divide la lezione in un numero di parti uguale al numero dei membri del gruppo. Tutti gli studenti sono messi nella condizione di imparare ed insegnare fra pari.

    Come 

    Il docente divide l’argomento da trattare in parti. Divide gli studenti in gruppi “casa” e assegna una porzione di argomento a ciascun componente del gruppo. I membri dei gruppi “casa” si disperdono per andare a formare i gruppi “esperti”, ovvero team di componenti provenienti dai gruppi iniziali che hanno ricevuto la stessa parte e la preparano insieme.
    Allo scadere del tempo, ciascun esperto torna nel gruppo “casa” per riferire ciò che ha imparato. In questa maniera, all’interno di ciascun gruppo di partenza, tutte le parti della lezione vengono coperte. Alla fine della lezione, il docente verifica l’apprendimento.
    Questa modalità di lavoro richiede che le aspettative sul comportamento e sulla collaborazione siano chiare a tutti gli studenti e condivise all’interno della classe. Durante lo svolgimento delle varie parti, è necessario che l’insegnante monitori e offra supporto.

    Perchè

    La strategia didattica del Jigsaw promuove diverse competenze: ciascun allievo è motivato ad imparare attivamente per se è per gli altri, promuovendo competenze didattiche e senso di responsabilità, e stimolando la capacità di relazione fra pari. Se da un lato stimola cognitivamente i ragazzi, contemporaneamente genera risvolti positivi all’interno del gruppo classe, riducendo il conflitto tra gli studenti e rendendo piú piacevole l’esperienza di apprendimento. Il metodo Jigsaw ha una lunga storia di successi nella riduzione dei conflitti, anche razziali, nel miglioramento dei risultati di apprendimento e nell’aumento del benessere a scuola, come il miglioramento dei risultati dei test, la riduzione dell’assenteismo e un maggiore gradimento della scuola.

    Entra in classe!

    Il Metodo Jigsaw nella scuola secondaria di I grado

    Una nostra fellow Teach For Italy, docente alla scuola secondaria di primo grado, ha deciso di affrontare in una classe terza l’argomento della sostenibilità nell’ambito del percorso di Educazione civica utilizzando il metodo Jigsaw. Ha suddiviso il materiale in tre sezioni:

    1. Greta Thunberg: biography and early life
    2. Greta Thunberg: Activism
    3. Climate change

    La docente ha organizzato la classe disponendo i banchi in tre isole e procurando i devices e i materiali necessari (pc, mappe mentali). A inizio lezione ha suddiviso la classe in tre gruppi “casa” da sei persone e, all’interno di ciascun gruppo casa, ha consegnato i materiali su cui lavorare.
    Sul tavolo di ciascun gruppo gli studenti e le studentesse trovavano un foglio con le tre coppie di esperti e la sezione assegnata a loro (questo ha reso possibile differenziare in base alla difficoltà e decidere coppie che potessero supportarsi al loro interno). 

    Si sono formate tre coppie di esperti, una coppia per ciascuna sezione. A questo punto le coppie di esperti della sezione A si sono riuniti fra loro, e così i B e C, e hanno iniziato a lavorare sui materiali. La consegna era di leggerli, completare una mind map preparata dall’insegnante e prepararsi ad illustrarla successivamente nel loro gruppo casa.
    Allo scadere del tempo, infatti, i tavoli di esperti si sarebbero sciolti per ricostituire i gruppi casa, in cui ciascuna coppia illustrava agli altri le parti apprese. A questo punto, la docente ha scelto di utilizzare un Kahoot per verificare la comprensione di ciascun componente della classe. 

    Il lavoro sulle mind map e sull’esposizione orale sono competenze su cui si era lavorato nei primi due anni, per cui in terza non hanno rappresentato un ostacolo per gli studenti. 

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