Cosa
Il Piano Didattico Personalizzato è un documento ufficiale della scuola che serve a definire strategie, strumenti e modalità di insegnamento personalizzate per studenti e studentesse che hanno Bisogni Educativi Speciali (BES). In particolare, come da legge 170/2010 e dalle Linee Guida 2011, si redige per:
- Alunni con DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento) certificati da diagnosi — come dislessia, disortografia, disgrafia, discalculia.
- Alunni con altri BES, anche senza certificazione, se segnalati dal Consiglio di classe (es. difficoltà linguistiche, svantaggi socio-culturali, problemi emotivi o comportamentali).
Di solito si compila entro i primi mesi dell’anno scolastico, per garantire coerenza e continuità nelle attività didattiche, ma può essere attivato in qualsiasi momento dell’anno. Se la certificazione viene consegnata nel corso dell’anno scolastico, la scuola deve preparare il PDP entro il trimestre in cui la diagnosi è stata presentata.
Perché
“La scuola è aperta a tutti”
Il PDP è un documento che garantisce il diritto allo studio, permettendo di apprendere secondo le proprie necessità, alla luce delle proprie caratteristiche, delle proprie circostanze linguistiche o sociali. Grazie a questo documento, infatti, le insegnanti e gli insegnanti sono chiamati a rimuovere quegli ostacoli, quella fatica ulteriore che impedirebbe l’accadere di determinati apprendimenti; a silenziare il rumore di fondo che trattiene dall’imparare.
Ma perchè il PDP? In una prospettiva di didattica personalizzata ogni insegnante dovrebbe già calibrare il proprio intervento educativo sui bisogni di ciascuno studente: ogni docente è chiamato a differenziare obiettivi, tempi, metodologie e strumenti per valorizzare i diversi stili cognitivi e le potenzialità di ciascuno. Tuttavia, il PDP (Piano Didattico Personalizzato) conserva un ruolo istituzionale, pedagogico e documentale imprescindibile. E’, infatti, una formalizzazione specifica di questa personalizzazione, necessaria quando le differenze individuali assumono una rilevanza tale da configurarsi come bisogno educativo speciale (BES, DSA, ADHD, svantaggio socio-culturale, ecc.). Le misure di personalizzazione vengano documentate per iscritto, proprio per evitare improvvisazioni o discontinuità, esplicitare le strategie di intervento concordate nel team docente, rendere trasparente il percorso educativo agli studenti e alle famiglie, garantire continuità e coerenza tra i diversi insegnanti e nei passaggi di grado, documentare le misure di supporto adottate, a tutela dello studente e della scuola stessa.
Chi
Lo redige il Consiglio di classe, in collaborazione con la famiglia, eventualmente specialisti (per alunni con diagnosi), e lo studente stesso, se possibile.
Come
Il PDP ha una struttura standard. Sul sito del MIM si trova un modello per la scuola primaria e per la scuola secondaria; in ciascuna scuola, poi, tale documento può subire delle personalizzazioni, ma avrà sempre le seguenti sezioni. Vediamole insieme!
- Dati dello studente e motivazioni del piano: qui si trovano dati anagrafici e informazioni essenziali di presentazione dell’allievo o dell’allieva. Vengono inseriti alcuni elementi della diagnosi, ove presente, come QI, Profilo di Funzionamento sintetico e proposte.
- Profilo dello studente: in questa sezione si elencano punti di forza e aree di difficoltà, si trova dunque una descrizione delle abilità e la motivazione allo studio.
- Obiettivi didattici personalizzati: Patto educativo
- Metodologie: qui si elencano le strategie di insegnamento e apprendimento.
- Sezione D: quadro riassuntivo degli strumenti compensativi: è in questa sezione vengono elencate le varie risorse compensative necessarie in base alla situazione: mappe concettuali, sintesi vocale, calcolatrice, ecc.
- Misure dispensative: qui compaiono le misure che “scaricano” la prestazione, ad esempio meno esercizi scritti, tempi più lunghi, verifiche orali, ecc.
- Criteri di valutazione personalizzati: qui vengono inserite indicazioni per la verifica e la valutazione, da selezionare in relazione ai bisogni e alle specifiche situazioni di apprendimento. Compaiono strategie valutative, pedagogiche, generali, valevoli per tutti gli allievi.
Strumenti compensativi e misure dispensative
In linea generale, per lavorare verso un potenziamento delle competenze di studentesse e studenti è preferibile agire sulle misure compensative piuttosto che su quelle dispensative.
Le misure compensative (come strumenti, mediatori didattici, tecnologie, mappe, tabelle, sintesi vocale, tempi aggiuntivi, ecc.) non riducono le opportunità di apprendimento, ma le ampliano. Permettono all’alunno di accedere ai contenuti e di esprimere le proprie competenze nonostante la difficoltà specifica.
Queste misure promuovono l’autonomia, la metacognizione e la capacità di “compensare” in modo strategico i propri punti più fragili, sviluppando competenze trasversali utili nella vita adulta.
Le misure dispensative, al contrario, riducono il carico o la complessità della prestazione (ad esempio, dispensare dalla lettura ad alta voce, dal prendere appunti, dallo studio mnemonico di regole, ecc.). Sono necessarie e legittime solo quando il tipo di difficoltà rende la prestazione davvero inaccessibile, ma vanno usate con cautela, perché se applicate in modo sistematico o non calibrato, possono limitare l’esperienza di apprendimento e quindi lo sviluppo delle competenze. La logica inclusiva dell’attuale quadro normativo (L. 170/2010, L. 104/1992, Direttiva BES 2012, D.M. 66/2017) è quella di garantire uguaglianza di opportunità, non di abbassare gli obiettivi, e questo si realizza soprattutto attraverso strumenti compensativi efficaci e un approccio metodologico flessibile, non con la semplice riduzione delle richieste.
Puoi approfondire la normativa di riferimento per l’inclusione in questa risorsa di AulaTFI, nell’apposita sezione del MIM relativa ai disturbi specifici dell’apprendimento e leggere le relative Linee guida. Per approfondire gli strumenti dispensativi, puoi visitare questo link della Associazione Italiana Dislessia.

