Cosa è un “bias”?
Rifletti.
Se sei un’insegnante, ti è mai successo di
– reagire in maniera diversa in base allo studente o studentessa che avevi davanti?
– di avere qualcuno con cui ti sentivi più a tuo agio?
– di avere qualcuno con cui ti capitava di giustificare comportamenti scorretti?
– essere più incline a minimizzare gli errori di alcuni?
Se non hai mai insegnato, rifletti sulla tua vita da studente o studentessa. Quali di questi comportamenti avevano i tuoi insegnanti? Verso chi?
Quando siamo in classe, attribuiamo sempre un significato ai comportamenti e ai risultati degli studenti e delle studentesse. Se consideriamo, poi, che ciascuno di questi sarà da noi valutato, capiamo quanto sia importante sorvegliare l’immagine che ci costruiamo di quelle persone. Ma quanto queste interpretazioni sono influenzate da nostre aspettative, abitudini o immagini pregresse? Un rischio sempre presente nei processi di apprendimento (e, dunque, valutativi) non sufficientemente consapevoli e rigorosi è di interpretare comportamenti e prestazioni, invece di raccogliere informazioni il più possibile oggettive.
È qui che entrano in gioco i bias: scorciatoie mentali inconsapevoli che possono influenzare il nostro giudizio senza che ce ne accorgiamo: proprio per questo è fondamentale riconoscerli, per evitare che il feedback restituito a studenti e studentesse rifletta più il nostro sguardo che ciò che realmente hanno mostrato di sapere o saper fare. Infatti, il pregiudizio nel docente influenza il suo modo di relazionarsi con le persone della classe e dunque sul loro apprendimento.
I bias sono distorsioni automatiche del pensiero e della percezione che influenzano giudizi e decisioni, spesso in modo inconsapevole. La terza opzione potrebbe esserti sembrata plausibile, ma è scorretta in quanto i bias non sono paragonabili ad una differenza di opinione. In merito alla prima, invece, sicuramente i bias possono derivare dalle esperienze personali, ma anche dall’educazione, dalla cultura, dagli stereotipi sociali, dai media, dal linguaggio e dalle norme del contesto in cui viviamo. Inoltre, non sono coscienti bensì spesso inconsapevoli, e per questo dobbiamo prendere consapevolezza per riconoscerli e decostruirci, evitando di interpretare la realtà in modo distorto.
Quando accadono?
Si parla di bias, ad esempio, quando….
- una persona in classe viene percepita come “meno capace” a causa dell’accento: alcuni accenti possono essere percepiti da orecchie differenti come più o meno “colti”, “affidabili” o “corretti”. La conseguenza può essere che il docente attribuisca meno competenza prima ancora di valutare davvero, nonostante l’accento non dica nulla sulle capacità cognitive della persona.
- ci si aspetta meno da chi proviene da un certo contesto sociale dando meno fiducia, interpretando ogni difficoltà come conferma dello stereotipo, o abbassando inconsapevolmente il livello di sfida cognitiva.
- si legge lo stesso comportamento in modo diverso a seconda degli stereotipi di genere interiorizzati; ad esempio un ragazzo che aiuta i compagni può essere più facilmente percepito come eccezionale o particolarmente sensibile e altruista rispetto ad una ragazza con lo stesso atteggiamento.
Perché accadono?
Possiamo distinguere bias cognitivi e bias culturali, anche se spesso poi i vari aspetti si intrecciano.
È possibile che nella quotidianità scolastica emergano affermazioni o aspettative implicite come ritenere che una studentessa di origine asiatica abbia naturalmente facilità in matematica; interpretare esitazioni linguistiche come indice di minori capacità cognitive; dare per scontato che i ragazzi siano più inclini al disordine e le ragazze più ordinate; oppure associare automaticamente un background migratorio a un minor livello di istruzione familiare. Si tratta di esempi apparentemente ordinari, ma che rendono visibile quanto stereotipi e aspettative possano influenzare, spesso in modo inconsapevole, lo sguardo educativo e i processi valutativi.
Quali sono?
Scorri le slides e rifletti: Quale di questi bias riconosci nella tua esperienza scolastica passata? E quale senti possa entrare più facilmente, anche inconsapevolmente, nel tuo modo di osservare e valutare oggi?
Come fare?
Il processo di decostruzione personale inizia proprio dal chiedersi a quali si è più soggetti.
Per evitare di agirli, possiamo interrogarci su quanto il nostro giudizio di fatti, situazioni e prestazioni sia realmente ancorato a quanto osservato o agli obiettivi di apprendimento e quanto, invece, possa essere attraversato da elementi laterali: comportamento, linguaggio, stile relazionale, contesto familiare, aspettative implicite. L’obiettivo di tale presa di consapevolezza non è eliminare ogni soggettività, cosa impossibile, ma individuare i propri bias e pregiudizi, e adottare una condotta educativa appropriata, fornendoci di tutti gli strumenti necessari per rendere la nostra presenza in classe davvero formativa e strumento di apprendimento e consapevolezza per tutte e tutti.

