Come parlo in classe?

    La parola del docente, come di qualsiasi educatore e adulto di riferimento, è molto potente. Ogni frase, rimando, ogni gesto, ogni silenzio è un tassello sul quale si costruisce l’auto percezione degli studenti e delle studentesse, che modella conseguentemente la comunicazione fra loro.
    Ecco perché concentrare la propria attenzione sul linguaggio usato da noi e dalla classe è necessario per contrastare la discriminazione e le disuguaglianze.

    Quanta cura hai del tuo modo di esprimerti?
    Prova a ricordare: quali parole usavano con te i tuoi insegnanti? Che effetto avevano?

    La parola è uno strumento democratico, proprio di ogni persona all’interno dell’aula: docenti, alunni e alunne; come tale, va insegnato ad usare al meglio. In Pedagogia degli oppressi Freire insiste sul fatto che il linguaggio educativo non è neutrale: può umiliare, silenziare o liberare. Se vogliamo renderlo pratica di emancipazione, dobbiamo sfruttare ogni occasione per accompagnare la classe a capire l’origine di alcuni pensieri e a confrontarsi per costruire alfabetizzazione linguistica.

    In merito a diversità e appartenenza, in classe l’emarginazione spesso è creata dal logorio di micro-esperienze ripetute: battute, etichette, aspettative implicite, ironie, commenti ritenuti “innocenti”; tutti questi aspetti portano al loro interno, in realtà, una violenza. Questo incide grandemente sulla partecipazione, autostima, rendimento, senso di efficacia e persino permanenza scolastica di alcune persone considerate “diverse”. 

    Come docente, lavorare sulla parola significa modellare appartenenza democratica. Non farlo, infatti, insegna che il contrario, ovvero l’esclusione e la discriminazione, sono legittime. E’ bene citare, a questo proposito, il concetto sociologico di “curricolo nascosto”: la scuola insegna continuamente, anche quando non sta spiegando una disciplina; insegna alla classe chi conta, chi può parlare, chi è credibile, chi è “normale”. 

    Cosa fare, come docente?

    Ripensare e sorvegliare i propri stereotipi

    Ripensare associazioni che potremmo aver interiorizzato e sorvegliare criticamente il messaggio implicito di frasi che veicolano stereotipi o messaggi discriminatori. Chiediamoci se la frase che ci sembra neutra in realtà veicoli una descrizione svalutante della realtà o della categoria. E’ necessario accompagnare anche studenti e studentesse, colleghe o colleghi o famiglie che sentiamo cadere in questo tranello, spiegando il messaggio erroneo che si veicola.

    Usare frasi che stimolino, invece di bloccare

    Sorvegliare il proprio linguaggio per evitare di utilizzare messaggi svalutanti, e trasformarli al contrario in una possibilità di aumentare apprendimento o appartenenza della\o studente.

    Prova a trasformare la frase svalutante in frase educativa. Poi sposta il riquadro per vedere la nostra proposta!

    Revisione dei materiali didattici e del linguaggio

    Fare particolare attenzione alla rappresentazione nei testi, esempi, immagini, autori.  Nelle parole che scegliamo, nei temi che assegniamo, nelle slides, nei problemi di matematica, ciascun componente della classe ha il diritto di vedersi rappresentato. Usare esempi, materiali, immagini e testi che mostrino pluralità di famiglie, nomi, corpi, abilità, provenienze è fondamentale. In particolare, parolando di linguaggio, è necessario sorvegliare termini scorretti e discriminanti che nei libri di testo sono ancora usati. Chiediamoci se stiamo descrivendo una realtà o se la stiamo semplificando, se stiamo usando categorie aggiornate rispetto alla ricerca e alle istituzioni internazionali, se stiamo evitando di presentare come “naturali” disuguaglianze che hanno cause storiche, politiche ed economiche.

    Ecco alcune espressioni che necessitano revisione e massima attenzione da parte del docente, dal momento che i libri di testo e i contenuti didattici spesso risultano erronei. Quali conoscevi già? Quali invece userai più consapevolmente?

    Condividere gli sforzi

    Massimizzare l’impatto, condividendo quanto imparato per farlo diventare una cultura scolastica condivisa attraverso

    • protocolli comuni con altri docenti o classe;
    • lessico comune;
    • momenti di confronto tra pari;
    • osservazione reciproca.

    Accesso
    Effettua il login per accedere ai corsi
    Password dimenticata
    Inserisci il tuo indirizzo email o nome utente e ti invieremo le istruzioni per reimpostare la tua password.